Le etichette alimentari sono la carta d’identità del prodotto e contengono moltissime informazioni, a volte in spazi anche molto ridotti. Oltre alle indicazioni obbligatorie per legge e ai contenuti di marketing, troviamo spesso anche numerosi simboli: marchi o loghi che dicono qualcosa in più sull’origine dell’alimento, le sue caratteristiche, ma anche sui metodi di conservazione e lo smaltimento. In questo articolo ci soffermiamo proprio sui simboli alimentari più frequenti e sul loro significato per imparare a riconoscerli e decifrarli nel modo corretto.
Cosa sono i simboli alimentari e perché sono importanti
I simboli alimentari sono dei segni grafici di vario tipo che si trovano sulle etichette dei prodotti confezionati. Possono essere più o meno colorati e complessi, ma generalmente sono composti da un pittogramma (un’icona) e da diciture che ne completano il significato. La legge europea impone che tutte le informazioni presenti in etichetta non siano fuorvianti o ingannevoli per il consumatore e i simboli alimentari non fanno eccezione. Molti di questi simboli sono regolamentati da normative specifiche che stabiliscono come devono apparire, quando possono essere utilizzati e chi ha il diritto di apporli su un prodotto.
Tuttavia, trattandosi di codici convenzionali che non sempre ci sono familiari, è importante conoscerli per capire cosa stiamo acquistando e cosa portiamo in tavola, per fare scelte alimentari più consapevoli.
Spiga barrata (celiachia)
La spiga di grano barrata indica che un alimento è adatto al consumo da parte delle persone celiache poiché contiene massimo 20 parti per milione (ppm) di glutine, o anche meno, secondo i limiti stabiliti dall’AOECS (Association of European Celiac Society). In Italia, solo i prodotti che superano i controlli dell’Associazione italiana Celiachia (AiC) possono utilizzare questo simbolo che si presenta come una spiga barrata sempre rossa su fondo bianco o bianca su fondo rosso e con la ® di logo registrato. Oltre a questo, possono essere presenti anche dei codici alfanumerici che identificano il paese di produzione, l’azienda e il prodotto. Prima di acquistare un alimento gluten free, verifica che il simbolo rispetti questi criteri per evitare di incorrere in alternative fraudolente.
Marchio biologico dell’UE
Un altro simbolo molto comune sulle etichette alimentari riguarda i prodotti biologici. In questo caso il marchio che serve a riconoscerli è l’Euro Leaf o Euro Foglia. Si tratta di una fogliolina bianca su fondo verde i cui contorni sono delimitati da stelline che ricordano l’Europa. Gli agricoltori, i trasformatori e gli importatori che vogliono utilizzarlo, devono rispettare regole molto precise relative alla produzione, al trasporto e all'immagazzinamento del prodotto. In generale, si applica infatti ad alimenti che – come si legge sulla pagina dedicata del sito dell’Unione Europea – “contengono almeno il 95% di ingredienti biologici e che per il rimanente 5% rispettano altre condizioni rigorose”.
DOP, IGP e STG: i marchi di qualità europei
I simboli DOP, IGP e STG identificano invece prodotti tradizionali tipici che si distinguono dagli altri per autenticità e qualità elevata. L’Italia è il paese che vanta il maggior numero di prodotti DOP e IGP, a conferma dello stretto legame tra eccellenze alimentari e territorio.
In particolare:
- DOP (Denominazione d’Origine Protetta): descrive alimenti con pregi e peculiarità che dipendono strettamente dal luogo di origine, al punto da dover essere tutelati da contraffazioni. Alcuni esempi includono formaggi stagionati, come il Parmigiano Reggiano e il Grana Padana, ma anche salumi e carni, olio extravergine di oliva, aceti e vini.
- IGP (Indicazione Geografica Protetta): meno stringente del regolamento della DOP, il regolamento europeo dell’IGP stabilisce che almeno una fase della produzione o trasformazione o elaborazione debba svolgersi nel territorio di origine. Anche in questo caso, troviamo in elenco una varietà di prodotti, dai latticini alla panetteria.
- STG (Specialità Tradizionale Garantita): a differenza degli altri due, questo marchio non è legato a un luogo ma a una ricetta, e mira a proteggerne il nome e il metodo. Un esempio? La Pizza Napoletana o l’Amatriciana Tradizionale.
Marchio Vegan
Il simbolo Vegan riguarda quei prodotti che non contengono ingredienti di origine animale (comprese uova, latte, miele, grasso e altre materie prime) e che non sono testati su animali. Rispetto agli altri, per questo marchio non esiste una sola versione ma diverse a seconda dell’ente certificatore che lo rilascia. In Europa, i due più comuni sono il simbolo “Vegan” con il girasole emesso dall’inglese Vegan Society e il "V-Label" supportato dalla European Vegetarian Union (EVU). Entrambi prevedono requisiti rigidi di produzione e attestano l’affidabilità dei prodotti contrassegnati che possono essere quindi consumati da chi segue un regime alimentare vegano.
Kosher e Halal
Oltre alle intolleranze alimentari e alle scelte etiche, ci sono simboli che servono da orientamento anche per quanto riguarda le norme religiose, come il logo Kosher e Halal.
Il primo si riferisce ai prodotti che rispettano le leggi alimentari ebraiche che disciplinano non solo gli ingredienti (sono vietate carne di maiale e crostacei, ad esempio) ma anche le modalità di preparazione, la lavorazione e la manipolazione.
Halal invece in arabo significa “lecito, permesso, consentito”. Nel nostro paese, l’organismo Halal Italia è uno dei principali enti riconosciuti che certifica l’aderenza del cibo alle prescrizioni del diritto islamico. Queste prevedono, in particolare, l’assenza di carne di maiale e derivati, la macellazione rituale e l’assenza di alcol.
Simbolo “e” (quantità media europea)
Altrettanto frequente – e spesso difficile da interpretare – è il simbolo “e” che si trova sulle confezioni. Si tratta dell’abbreviazione del francese “quantité estimée” e conferma che la quantità (in peso, volume o numero) di prodotto è conforme alla normativa europea. Non è obbligatorio per legge, ma per poterlo apporre è necessario rispettare la Direttiva comunitaria relativa alle quantità nominali. Cosa significa? Che il contenuto corrisponde a quanto dichiarato, ovvero che la stima di peso diverge solo in minima parte rispetto al peso reale (una circostanza che si può verificare all’interno degli impianti industriali). Questo garantisce che non ci siano discrepanze tra le informazioni presenti in etichetta e il prodotto reale.
Bicchiere e forchetta (idoneità al contatto alimentare)
Hai mai notato che in moltissime confezioni e utensili da cucina – dai sacchetti di plastica, alla pellicola per alimenti, alle posate usa e getta – si trova l’icona di un bicchiere con una forchetta? Questo simbolo così diffuso serve a indicare che quel particolare materiale è compatibile con gli alimenti e, pertanto, può essere messo a contatto con il cibo senza alterarlo. In altre parole, indipendentemente da cosa è fatto il contenitore o l’oggetto in questione (carta, plastica, ecc.), se riporta questo simbolo significa che non rilascia sostanze nocive all’interno dell’alimento. Tuttavia, è importante attenersi anche alle istruzioni di utilizzo per evitare di modificare la struttura chimica del materiale e quindi danneggiare ciò che si mangia. Ad esempio, prima di riscaldare a microonde un prodotto confezionato, verifica che il contenitore possa essere sottoposto a questo trattamento per non incorrere in spiacevoli incidenti.




Altri simboli comuni sulle etichette alimentari: sostenibilità, conservazione e smaltimento
Oltre a quelli citati fin qui, ci sono anche altri simboli che potresti notare sul packaging dei prodotti. Rimanendo in tema di ingredienti, qualità e rispetto dell’ambiente, ad esempio, può capitare di trovare il logo del Marine Stewardship Council (MSC): un ente che promuove la pesca sostenibile e l’equilibrio degli oceani, contro lo sfruttamento intensivo delle risorse ittiche. Il simbolo del pesce stilizzato e la spunta blu certifica dunque che l’attività di pesca è avvenuta secondo standard precisi e con un impatto minimo sugli ecosistemi marini.
Anche le indicazioni di conservazione sono fondamentali per garantire che l’alimento venga consumato in sicurezza. I simboli più frequenti si riferiscono alla temperatura, come il termometro o il fiocco di neve che segnala la necessità di mantenere il prodotto in freezer.
In ultimo, le icone di riciclabilità e imballaggio forniscono informazioni importanti sulla confezione e il suo corretto smaltimento.
Tra questi, notiamo soprattutto:
- il triangolo formato da tre frecce larghe che si rincorrono (un nastro di Möbius), che significa che l’imballaggio – di carta, cartone o cellulosa – è riciclabile (ma è importante verificare le disposizioni del proprio Comune per sapere dove va conferito);
- il nastro di Möbius ma con frecce strette si applica invece ai packaging in plastica e la sigla numerica che segue identifica il tipo di plastica usato;
- l’omino che getta il rifiuto nel cestino vuol dire che il prodotto va buttato nell’indifferenziata perché non è conforme alle normative sulla raccolta differenziata;
- il punto verde (o Der Grüne Punkt) composto da due frecce verdi che si intrecciano serve soprattutto nel Nord Europa e in Germania per segnalare che il produttore aderisce ai consorzi che prevedono il riciclo degli imballaggi.
Le etichette alimentari sono una fonte essenziale di informazioni in tutte le loro parti. Conoscerne il linguaggio significa fare una spesa consapevole, in linea con il nostro stile alimentare e con le nostre sensibilità.







