Si chiama “educazione affettiva e sessuale” (o anche “educazione alla salute relazionale” o “educazione emotiva”) e in Svezia, Francia, Germania si studia a scuola al pari di matematica, storia, geografia... Non così in Italia, dove i recenti sviluppi normativi vanno esattamente nella direzione opposta: da noi è ancora una materia opzionale, lasciata alla discrezione degli istituti.
Eppure, i benefici di programmi curricolari legati alla sfera emotiva, affettiva e sessuale per bambini e adolescenti sono numerosi e comprovati.
Conoscere i propri stati d’animo, relazionarsi in modo positivo con gli altri, sapere come funziona il proprio corpo e comprendere la propria sessualità sono infatti strumenti di crescita fondamentali, che possono aiutare a prevenire fenomeni sociali pericolosi come stereotipi e violenza di genere o il cyberbullismo.
Che cos’è l’educazione affettiva
L’educazione affettiva e sessuale è un percorso fatto di tanti aspetti. Durante queste lezioni si impara a riconoscere sensazioni e sentimenti personali, a interagire con i propri affetti (amici, famiglia, partner), a esprimere le proprie emozioni in maniera costruttiva; si approfondisce l’anatomia umana e il funzionamento dell’apparato riproduttivo, si affrontano temi quali il desiderio, il consenso e le differenze di genere. Argomenti chiave nel passaggio dalla pubertà all’adolescenza e che, con i giusti modi, possono essere introdotti fin dall’infanzia.
È questo uno dei principi su cui si basano i programmi di Comprehensive Sexuality Education (CSE - Educazione Sessuale Estensiva) sviluppati dall’UNESCO e dall’OMS insieme ad altre organizzazioni internazionali. Nelle Linee guida per la realizzazione di questi percorsi sono previste infatti otto aree tematiche da adattare all’età delle classi: Relazioni; Valori, diritti, cultura e sessualità; Genere; Violenza e come proteggersi; Competenze per la salute e il benessere; Il corpo umano e il suo sviluppo; Sessualità e comportamento sessuale; Salute sessuale e riproduttiva.
Si tratta, in altre parole, di un approccio trasversale e olistico, che affronta la sessualità dal punto di vista cognitivo, emotivo, fisico e sociale.


Perché è necessaria
L'obiettivo dei CSE – si legge sul sito ufficiale dell’OMS – è “fornire alle bambine e ai bambini e ai giovani conoscenze, abilità, atteggiamenti e valori che consentiranno loro di: realizzare la propria salute, benessere e dignità; sviluppare relazioni sociali e sessuali rispettose; considerare come le loro scelte influenzino il proprio benessere e quello degli altri; comprendere e garantire la protezione dei loro diritti per tutta la vita”.
L’educazione sessuale ed emotiva, dunque, serve a favorire comportamenti sani e rispettosi nei confronti di se stessi e delle altre persone, ma anche a riconoscere abusi e discriminazioni e a sapere cosa fare o a chi rivolgersi quando accadono.
L’informazione e la consapevolezza sono essenziali per autodeterminarsi, affermare i propri diritti e la propria identità e per contrastare pregiudizi e stereotipi (anche inconsapevoli) che, nei casi peggiori, rischiano di radicarsi e sfociare in atti violenti.
Per questo Unicoop Etruria aderisce alla campagna di Coop Italia volte a rendere l’educazione affettiva obbligatoria a scuola e per il diritto al supporto psicologico. Come anticipato, infatti, in questo momento l’Italia non ha un programma curricolare di questo tipo.
Il panorama internazionale e le normative in merito all’educazione affettiva
Eppure, diverse indagini dimostrano l’interesse dei giovani e delle loro famiglie nei confronti di questa materia. Secondo l’ultimo rapporto Coop “La scuola degli affetti” condotto insieme a Nomisma su un campione di 2000 persone di età compresa fra i 18 e i 65 anni, il 78% degli intervistati ritiene fondamentale il ruolo della scuola nell’organizzare attività e programmi di educazione alle relazioni. Per il 70% dovrebbero essere corsi a frequenza obbligatoria. Ma, appunto, a tutt’oggi non è così, almeno non da noi. Sebbene non manchino iniziative degne di lode come il progetto EduForIST coordinato dall’Università di Pisa, siamo ancora distanti dal realizzare veri e propri CSE.
E il resto dell’Europa invece? La ricerca curata nel 2025 da Save The Children “L’educazione affettiva e sessuale in adolescenza: a che punto siamo?” rivela che 19 Paesi membri hanno integrato a tutti gli effetti questi percorsi all’interno delle attività curricolari. La Svezia, in particolare, ha introdotto l’educazione affettiva nelle scuole nel 1955 ed è considerata un modello virtuoso. Qui i bambini in età scolare (dai 6 anni in su) seguono lezioni su sessualità, relazioni, uguaglianza, norme e identità: temi che devono essere trattati anche in modo trasversale e interdisciplinare all’interno del programma scolastico, dunque con il coinvolgimento di tutti gli insegnanti.
Più in generale, l’Europa incoraggia e finanzia attività volte all’istruzione affettiva e ha invitato gli Stati dell’Unione a seguire gli standard dell’OMS e le Linee guida dell’UNESCO in materia. Infine, non dobbiamo dimenticare che l’educazione sessuale è inserita anche negli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 approvata dall’ONU nel 2015.


Come introdurre l’educazione affettiva sin dalla scuola primaria
L’educazione affettiva può essere introdotta fin dalla scuola primaria per insegnare ai più piccoli a riconoscere e governare i propri sentimenti e sviluppare capacità di ascolto ed empatia con gli altri. In questa fascia d’età, infatti, i bambini e le bambine maturano una più spiccata consapevolezza di sé e del proprio corpo, sviluppano l’autostima e iniziano a comprendere le evoluzioni fisiche indotte dalla pubertà e dall’adolescenza.
Attraverso un approccio multidisciplinare e a strumenti e modalità adeguate, è possibile lavorare sull’individualità e sulla relazione con gli altri, educando i più giovani a legittimare le proprie emozioni, a interpretare e rapportarsi con quelle altrui, a gestire situazioni spiacevoli come il conflitto. Ma anche a parlare senza timore delle proprie sensazioni e del proprio corpo, dando voce a dubbi e curiosità in un ambiente protetto e condiviso.
Il ruolo della famiglia e della comunità educante
Oltre alla scuola, anche le famiglie e il contesto in cui si muovono ragazzi e ragazze è fondamentale per trasmettere valori e favorire atteggiamenti positivi. I genitori e le altre figure di riferimento hanno un ruolo importantissimo, sia come parte attiva del processo di educazione, sia come modello di comportamento. Spesso i genitori non sanno come affrontare tematiche come la sessualità, il piacere e la contraccezione: la collaborazione con la scuola e il sostegno tra istituzione e famiglie, può essere di grande aiuto per aumentare crescita e benessere degli adolescenti e migliorare il dialogo tra genitori e figli.


Educazione affettiva come prevenzione della violenza
Nel già citato rapporto di Save the Children si legge che quasi un adolescente su 4 (il 24%) ritiene la pornografia una rappresentazione realistica dell’atto sessuale e la principale fonte di informazione dei ragazzi e delle ragazze sui temi dell’affettività e della sessualità è il web. Ecco perché è essenziale che il sistema scolastico si sostituisca il più possibile a una narrazione viceversa incontrollata e spesso distorta, che rischia di incoraggiare atteggiamenti aggressivi e offensivi. Affrontare la dimensione sessuale dal punto di vista biologico, cognitivo, emotivo e psicologico in modo sistematico durante tutto il percorso scolastico serve a creare relazioni basate sul rispetto reciproco e a prevenire fenomeni subdoli e odiosi come l’intolleranza, la discrimanzione e la violenza. È un passo necessario, che non può più aspettare.



