Molto comune nel Nord Europa, da qualche tempo la outdoor education (didattica all’aperto) si è diffusa anche da noi, coinvolgendo scuole e famiglie in un approccio educativo nuovo. Alla base di questo metodo pedagogico c’è l’idea che l’apprendimento e le capacità sociali e relazionali possano essere favoriti anche attraverso il contatto con la natura e con il proprio territorio: ecco in cosa consiste e quali risultati garantisce.
Cosa si intende per outdoor education e quali sono i principi della didattica all’aperto
L’outdoor education può essere definita come un orientamento trasversale e articolato in base al quale l’ambiente esterno (inteso come spazio naturale ma anche urbano), può diventare un luogo di formazione. In quest’ottica, boschi, giardini, ma anche piazze, musei e quartieri possono contribuire alla formazione e allo sviluppo dei più giovani.
Non si tratta, quindi, di una materia a sé stante, ma di una metodologia applicabile a tutte le discipline, che coinvolge bambini e ragazzi in attività da svolgere fuori dall’aula. Queste possono includere, ad esempio, l'educazione ambientale pura, la creazione di orti didattici, l'esplorazione urbana e il gioco libero destrutturato.
Secondo i principi di pedagogisti come John Dewey e Maria Montessori, infatti, la conoscenza non si trasmette solo attraverso i libri, ma anche grazie all'interazione diretta e sensoriale con il mondo. L’esperienza personale e collettiva dell’esterno, prevista dall’outdoor education, diventa dunque un ulteriore motore di crescita e di comprensione di sé e delle dinamiche relazionali, capace di generare numerosi benefici


Tutti i benefici dell’outdoor education per bambini e ragazzi
L’outdoor education nasce non come sostituzione della didattica al chiuso, ma come pratica pedagogica aggiuntiva, da affiancare al sistema classico. I motivi per farlo sono tanti e con effetti positivi su diversi piani.
- Attenzione e apprendimento migliorati.
Le attività all’aperto stimolano la concentrazione, riducendo l’affaticamento mentale: bambini e ragazzi risultano così più attenti durante la lezione in classe. Inoltre, nozioni e concetti sono assimilati in modo più profondo quando sono connessi a esercizi pratici, come esperimenti scientifici, osservazioni dirette in natura, narrazioni in luoghi significativi che aumentano la memorabilità dell’esperienza. - Maggiore capacità di collaborazione e di gestione dell’emotività. Condividere compiti con altri compagni di classe, ad esempio per prendersi cura di un giardino scolastico o durante altre attività collettive, migliora le dinamiche di gruppo. Oltre a sviluppare il senso di collaborazione e l’inclusività, incoraggia anche la regolazione emotiva personali e stimola le competenze sociali e relazionali.
- Più benessere fisico e salute. Arrampicarsi, correre, camminare sono tutte attività che possono essere svolte all’aperto durante i programmi di outdoor education. Oltre ai risultati accademici, questo approccio ha anche vantaggi sul piano fisico perché può contribuire alla riduzione di problemi legati all’eccessiva sedentarietà o, persino, all'obesità infantile. Inoltre, muovendosi nello spazio, i più giovani possono migliorare la propria percezione di sé, la coordinazione e l’equilibrio.
- Coscienza ecologica e senso civico. Anche se l’outdoor education e l’educazione ambientale non sono la stessa cosa, è vero che l’una spesso include l’altra. Insegnare ai bambini la raccolta differenziata, lo spreco alimentare o come gestire le risorse naturali può essere fatto in tanti modi, comprese visite guidate o laboratori manuali tipici della didattica all’aperto.
Per questo, tra i suoi benefici, rientrano anche una maggiore sensibilità ecologica e consapevolezza dei problemi ambientali.
Lezioni all’aperto: come integrarle nei programmi scolastici
Perché tutti questi benefici si verifichino, è necessario che le attività di outdoor education vengano condotte in modo continuativo e secondo una progettazione condivisa tra più docenti e discipline. Questa metodologia può essere integrata all’interno dei programmi scolastici in vari modi. Ad esempio, è possibile organizzare attività episodiche, come uscite di classe nei parchi, nei musei e nelle fattorie didattiche; ma anche routine regolari, con attività ricorrenti da fare una volta al giorno o alla settimana, come controllare il meteo o il giardino.
Un’altra modalità riguarda le attività curricolari vere e proprie, con contenuti da sviluppare fuori dall’aula. Così, chi insegna matematica può prevedere esercizi di misurazione di spazi reali o di raccolta dati all’esterno; durante l’ora di scienze, invece, ragazzi e bambini possono studiare gli ecosistemi e la biodiversità locale, o condurre esperimenti su suolo e acqua nel cortile scolastico o all’interno di parchi urbani. Anche storia, letteratura e arte possono giovare di questo approccio attraverso visite ai luoghi storici del territorio, passeggiate per ispirare la scrittura creativa, interviste agli abitanti del posto, creazioni con materiali naturali e molto altro ancora.
Le lezioni all’aperto non devono essere per forza immersioni nella natura, né allontanarsi dagli obiettivi formativi macroscopici, ma accompagnare e potenziare il percorso di apprendimento.


Attività e progetti di outdoor education: idee pratiche per apprendere grazie alla natura
Promuovere una didattica attiva, interdisciplinare e fondata su tecniche di apprendimento varie (dal cooperative learning al peer-to-peer) è alla base dell’outdoor education, che può essere declinata in attività e progetti specifici.
Ecco qualche idea da cui trarre spunto per iniziare a mettere in pratica qualche principio di didattica all’aperto:
- “Cucina di fango”: un laboratorio di materiali naturali e gioco esplorativo per bambini di 3-6 anni. Allestisci un angolo con vecchie pentole, cucchiai, contenitori, terra, acqua, foglie, sassi. I bambini “cucinano” ricette immaginarie, mescolano, travasano seguendo piccole sfide come riempire un contenitore a metà, fare una torta con soli 3 ingredienti, dare il nome ai piatti e così via. In questo modo si sviluppano i primi concetti di quantità e si stimola motricità fine, pensiero simbolico e linguaggio.
- Orto didattico, ovvero imparare a coltivare uno spazio verde, per bambini di 6-11 anni. Questo gioco aiuta a comprendere il ciclo delle piante, sviluppa il senso di responsabilità, sensibilizza i più piccoli sui temi dell’alimentazione sana. Realizzarlo è molto semplice: in uno spazio (anche 4 cassoni rialzati o vasi grandi) seminate 3 o 4 specie facili (ad esempio, insalata, ravanelli e erbe aromatiche). Osservate i cambiamenti settimanalmente (altezza delle piante, numero di foglie, condizioni meteo, ecc.) e riportate le vostre considerazioni nel diario di campo. Alla fine, sarà possibile raccogliere e degustare i prodotti della terra, avendo appreso come si riconoscono le parti della pianta e cos’è la fotosintesi.
- Mappa critica ed emozionale del quartiere, per ragazzi dagli 11 anni in su. L’obiettivo è capire come leggere un territorio, coglierne criticità e risorse ed esercitare la cittadinanza attiva. È necessario dotare i ragazzi di una mappa cartacea o digitale e di una griglia di osservazione (spazi verdi, barriere architettoniche, traffico, panchine, servizi…). Durante la passeggiata esplorativa, compilano la griglia, fanno foto, raccolgono brevi interviste a negozianti/abitanti (se possibile). Al rientro costruiscono una “mappa critica” con punti di forza e di miglioramento.
Questi sono solo alcuni spunti per iniziare a costruire attività di outdoor education commisurate all’età degli alunni e capaci di stimolare abilità cognitive, relazionali ed emotive: un tassello importante nella crescita di ciascuno di noi.



