Il mare è uno degli habitat più ricchi di specie animali e vegetali, un concentrato importantissimo di biodiversità e una fonte preziosa di cibo per gli esseri umani. Eppure spesso si fa l’errore di pensare che le sue risorse siano infinite e sempre disponibili per il nostro sostentamento. Così non è e, al contrario, pratiche di pesca poco responsabili provocano danni enormi all’ecosistema e alle comunità che dipendono dall’ambiente marino e dai suoi prodotti. Un’alternativa però c’è. La pesca sostenibile permette infatti di sfruttare i bacini acquatici (marini e non solo) senza deteriorarli o impoverirli e garantire comunque un approvvigionamento alimentare sufficiente per le persone. Quando facciamo la spesa possiamo scegliere di premiare questo tipo di filiera, proteggendo così il mare e tutte le creature che lo abitano.
Che cos’è la pesca sostenibile
Il pesce è parte essenziale di una dieta varia ed equilibrata ed è fondamentale per il sostentamento umano. La FAO ha calcolato che, nel 2021, gli alimenti di origine acquatica hanno contribuito per almeno il 20% all’apporto proteico pro capite proveniente da fonti animali per 3,2 miliardi di persone. Con la popolazione mondiale in aumento crescerà anche la domanda di prodotti ittici, che devono rispondere sempre di più a criteri di sicurezza ed ecocompatibilità per il benessere dei consumatori e dell'ambiente.
In questo scenario si inseriscono i metodi di pesca e acquacoltura sostenibili e le certificazioni nate per tutelarli e aiutarci a fare acquisti più consapevoli.
La definizione di pesca sostenibile
La pesca sostenibile prevede il prelievo di pesci, molluschi e crostacei con tecniche rispettose dell’habitat naturale e nelle quantità adatte ad assecondare la rigenerazione e la riproduzione delle stesse specie. Questa pratica, dunque, riduce i danni ai fondali, evita lo sfruttamento eccessivo delle risorse ittiche e limita il più possibile le catture accidentali (in inglese “bycatch”, catture involontarie ai danni di specie prive di interesse commerciale, tutelate o a rischio). Attraverso l’uso di strumenti da pesca selettivi e di metodi non intensivi, infatti, è possibile garantire la sopravvivenza dell’ecosistema marino, delle comunità che dipendono dalla pesca e dell’intera filiera ittica.
Perché è importante per la tutela degli ecosistemi marini
In un ambiente già minacciato dalle attività umane, come l’inquinamento da plastica, e dal surriscaldamento globale, la pesca non controllata – compresa quella illegale – rischia di generare ulteriore pressione per le risorse ittiche e il loro equilibrio. La maggior parte degli organismi viventi si trova nel mare e la biodiversità porta benefici non solo ambientali, ma anche alle comunità costiere e all’economia, perché favorisce la salute e la varietà delle specie e la loro prosperità. Citando i dati della FAO, il WWF informa che nel mondo “la percentuale di stock ittici sfruttati entro livelli biologicamente sostenibili è scesa dal 90% del 1974 al 64,6% e la percentuale di stock ittici sovrasfruttati si stima sia al 35,4%”. In Italia si registrano alcuni miglioramenti per quanto riguarda i rifiuti marini, la qualità delle acque e la sostenibilità, ma l’obiettivo europeo del 30% di mare protetto entro il 2030 resta ancora lontano. In questo quadro, la pesca sostenibile rappresenta una risposta necessaria per incentivare la riparazione e la salvaguardia degli ecosistemi e della vita nel mare.
Quali sono i principi della pesca sostenibile
Ma su cosa si basa esattamente la pesca sostenibile? Il Codice di condotta per la pesca responsabile elaborato dalla FAO elenca diversi principi. Tra quelli essenziali c’è il rispetto degli stock ittici e della loro capacità rigenerativa, che consente alle varie specie di ripopolarsi senza metterne in pericolo l’esistenza. Perché sia così, è necessario adottare sistemi di pesca selettivi, ovvero in grado di minimizzare spreco e scarti derivanti anche dal prelievo di esemplari non bersaglio, con un impatto negativo sulla loro specie e su quelle correlate. Pescare in modo sostenibile significa infatti limitare i danni collaterali: fondali, coralli, praterie di posidonia e altri esseri viventi non devono essere compromessi dall’attività di pesca. Anche per questo, l’Organizzazione raccomanda l’adozione di tutte le misure di conservazione disponibili per mantenere l’equilibrio degli ecosistemi marini.
Un ulteriore aspetto riguarda la governance: norme chiare e condivise, controlli efficaci e flessibilità di gestione sulla base dei dati scientifici sono imprescindibili per sfruttare in modo razionale, trasparente e responsabile i mari e gli oceani. Come rivelano gli indicatori ambientali ISPRA, in Italia il monitoraggio degli stock nazionali mostra risultati incoraggianti negli ultimi anni, con la quota di quelli sovrasfruttati scesa al 44,4% nel 2023, il valore più basso dal 2007, segno che politiche e pratiche più attente producono effetti misurabili.
I principali metodi di pesca sostenibile
Adottare metodi di pesca sostenibili non va a beneficio solo degli habitat acquatici, ma anche delle persone poiché produce un aumento delle specie commercializzabili (dunque un maggiore rendimento economico degli stock ittici) e una riduzione significativa delle catture accidentali. Queste, oltre a provocare un inutile ed evitabile danno ecologico, sono controproducenti per i pescatori stessi. Secondo la recente riforma europea della Politica Comune della Pesca (PCP), infatti, i pesci di dimensioni inferiori rispetto a quelle consentite devono essere sbarcati ma non possono essere venduti per il consumo umano.
Fermo restando che ogni tecnica praticata a livello eccessivo costituisce un problema per le risorse marine, la selettività per taglia e per specie può essere messa in atto in maniera più efficace con alcune attrezzature e tecniche.
Le tecniche di pesca a minore impatto ambientale
Le tecniche più rispettose del mare sono proprio quelle che limitano gli scarti e la pesca accessoria, come ad esempio:
- nasse: trappole a forma di imbuto che vengono calate in mare per attirare all’interno i pesci grazie a un’esca. Eventuali pesci non desiderati o troppo piccoli possono essere rilasciati vivi in mare;
- palangaro a fondo: usato per la pesca di fondo, consiste in una lenza principale alla quale sono legate tanti piccoli braccioli dotati di ami;
- reti da posta di varie tipologie (con uno o tre pannelli): sono usate per delimitare spazi acquatici all’interno dei quali le prede rimangono impigliate. Di solito vengono calate e recuperate dopo una notte.
Anche la pesca a canna rientra in questa categoria, insieme alla piccola pesca costiera artigianale.
I metodi di pesca più impattanti sugli ecosistemi marini
All'estremo opposto troviamo invece la pesca a strascico di fondo, che trascina reti pesanti sul fondale catturando in modo indiscriminato tutto ciò che incontra e alterando così i fondali, che impiegano anni per rigenerarsi. È una delle attività più diffuse e dannose, al punto che la Commissione Europea ha proposto di eliminarla gradualmente dalle aree marine protette entro il 2030. Anche la tonnara volante, il palangaro derivante (destinato alla cattura dei pesci più grandi) e la draga turbosoffiante (una specie di rastrello con getto d’acqua) sono considerati sistemi non sostenibili.
Come fare scelte consapevoli: 5 consigli per quando si acquista il pesce
La pesca è, dunque, un’attività allo stesso tempo essenziale e potenzialmente deleteria: produce cibo, crea posti di lavoro ed è una parte importante della cosiddetta “economia blu”; ma può mettere a rischio i bacini acquatici e tutto quello che da loro dipende, persone comprese. Contribuire a una pratica più sostenibile, però, è possibile. Ad esempio attraverso le proprie scelte d’acquisto quotidiane.
1. Scegliere prodotti certificati
Il modo più semplice per orientarsi in pescheria o al supermercato è affidarsi a certificazioni indipendenti e riconosciute, che verificano lo stato degli stock, l’impatto ambientale della pesca e la qualità della gestione lungo tutta la filiera alimentare, dal mare al banco vendita.
In particolare, lo standard MSC (Marine Stewardship Council) – marchio bianco e blu con un pesce stilizzato – identifica il pesce proveniente da attività di pesca selvatica valutate come sostenibili. Per i prodotti d’allevamento esiste invece la certificazione ASC (Aquaculture Stewardship Council), che verifica pratiche di acquacoltura responsabili dal punto di vista ambientale e sociale.
2. Controllare l’etichetta
La normativa europea obbliga a indicare in etichetta alcune informazioni: denominazione commerciale e nome scientifico della specie, metodo di produzione (pescato o allevato), zona di cattura o di allevamento, categoria di attrezzo da pesca utilizzato ed eventuale scongelamento. Indicazioni pensate proprio per mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere con consapevolezza: qualora non dovessero essere presenti é preferibile evitare l’acquisto.
3. Prestare attenzione a provenienza e stagionalità
Anche conoscere la zona di pesca e la stagione giusta per ogni specie aiuta a fare scelte più rispettose dei cicli naturali del mare: ogni anno, in periodi diversi a seconda delle zone, scatta il fermo pesca che sospende temporaneamente alcune attività di prelievo per consentire la riproduzione e il ripopolamento degli stock. Evitare di comprare pesce e frutti di mare “fuori stagione” disincentiva le pratiche non sostenibili.
4. Variare la dieta
La maggior parte dei consumi ittici europei si concentra su solo poche specie (circa una ventina) rispetto a tutte quelle commestibili presenti nel mare. Diversificare la spesa, privilegiando anche specie meno note ma altrettanto valide dal punto di vista nutrizionale, diminuisce la pressione sugli stock più comuni, distribuendo la domanda in modo più equilibrato. Tra le specie da rivalutare rientrano, ad esempio, l’occhiata e il pesce coniglio. Meglio comunque orientarsi su esemplari prelevati localmente (il corrispettivo del km 0 in agricoltura). Anche consumare specie aliene e invasive, come il famigerato granchio blu, può aiutare a contrastare fenomeni dannosi per la biodiversità.
5. Non acquistare specie protette
Infine, è fondamentale non acquistare specie protette o a rischio di estinzione come datteri di mare, squali e razze. Per avere un’idea più precisa di quali sono queste varietà è possibile consultare gli elenchi prodotti dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura (IUCN) e orientarsi solo su pesci, crostacei e molluschi il cui ciclo di vita non è minacciato dalle attività antropiche.
L’impegno di Unicoop Etruria per la pesca sostenibile
Anche Unicoop Etruria aderisce ai principi della pesca sostenibile sostenuti da Coop Italia. Oltre a incoraggiare iniziative volte a una maggiore conoscenza dei nostri mari e ad azioni concrete di pulizia e tutela, la Cooperativa lavora da sempre per ridurre l’impatto della pesca sugli ecosistemi marini e per sensibilizzare le persone ad acquisti più responsabili. Anche per questo è nato, già nel 2014, il logo Coop “pesca sostenibile” (profilo di tre pesci in campo azzurro) dedicato ai prodotti ittici Coop provenienti da processi di pesca ecologici e rispettosi dei ritmi del mare. Un marchio unico che riassume i requisiti di sostenibilità attestati anche da altre certificazioni, semplificando così la selezione per i consumatori.
L’impegno di Unicoop Etruria nei confronti dell’ambiente è alla base della nostra stessa identità e la salute del mare è uno dei nostri obiettivi più ambiziosi.


