Fare una spesa consapevole significa anche sapersi orientare tra le numerose definizioni e diciture che accompagnano la merce. Tra le più comuni rientrano anche “prodotti a km 0” e “filiera corta”: indicazioni che descrivono un sistema di consumo preciso, fatto di regole e dinamiche specifiche. Conoscere davvero il loro significato e le loro implicazioni permette di fare scelte informate e vantaggiose, per sé e per gli altri. Vediamo insieme di cosa si tratta.
Cosa sono i prodotti a km 0?
I prodotti a km 0 sono quelli che, come dice il nome, derivano da coltivazioni e processi situati nelle immediate vicinanze rispetto al consumatore finale. “Km 0” è, di fatto, una semplificazione, ma rende bene l’idea di prossimità prevista da questa etichetta che, a differenza di quanto potrebbe sembrare, non è solo una trovata di marketing, ma una nozione giuridica vera e propria.
Definizione, caratteristiche distintive e differenze con la filiera corta
In Italia, è la Legge n. 61 del 17 maggio 2022, a definire il significato di “prodotti a km 0”. Secondo la normativa, sono tali i prodotti dell’agricoltura e dell’allevamento (compresa l’acquacoltura) venduti o somministrati a non più di 70 km di distanza del loro luogo di produzione e trasformazione; o comunque nella stessa provincia di origine. Nel caso del pescato fresco, lo stesso raggio viene considerato rispetto al luogo di sbarco.
Nel regolamento si trova anche indicazione sui prodotti a filiera corta, caratterizzati dall’assenza, totale o parziale, di intermediari commerciali tra chi produce (singolo agricoltore o associato ad altri) e chi compra. La filiera è infatti quella serie di passaggi che qualunque alimento subisce per arrivare dal campo alla tavola. Quando la vendita è diretta o quando è presente un solo intermediario, allora si può parlare di filiera corta.
Dunque, il km 0 descrive un criterio geografico, mentre la filiera corta si riferisce a un modello organizzativo. Tuttavia, i due termini vengono spesso utilizzati insieme, perché nella pratica un prodotto locale tende anche a passare per pochi operatori commerciali.
Tipologie di prodotti a km 0
I prodotti a km 0 e da filiera corta comprendono tutti gli alimenti dell’ortofrutta, ma anche miele, conserve, formaggi, salumi, vino, olio, pane e altri prodotti trasformati, purché la lavorazione avvenga entro il raggio geografico previsto o secondo lo schema di filiera definito dalla normativa. È importante ricordare, però, che – secondo la norma italiana – questi prodotti non possono essere marchiati direttamente come tali, e lo stesso vale per i loro imballaggi e confezioni. I loghi “chilometro zero” e “filiera corta” possono, invece, comparire all’interno dei punti vendita (inclusi i supermercati), negli esercizi commerciali e di ristorazione oppure sulle piattaforme web per l’acquisto online.
L’importanza dei prodotti a km 0 per la comunità
I prodotti a filiera corta sono strumenti identificati anche dall’Unione Europea come parte della strategia di sostegno alle comunità rurali. Il regolamento UE n. 1305/2013, infatti, menziona esplicitamente questo sistema, inteso come forma di aggregazione in cui un numero limitato di operatori promuovono lo sviluppo economico locale e la stretta collaborazione tra i principali attori della filiera.
Oltre a questo, tra i benefici riconosciuti del km 0 e della vendita di prossimità, ci sono anche gli effetti ambientali e la tutela del territorio e delle sue peculiarità.
Impatto ambientale e sostenibilità
Tra i meriti più evidenti dei prodotti locali c’è la riduzione delle distanze percorse dal cibo prima di arrivare in tavola. Più vicinanza tra luogo di produzione e punto vendita significa infatti meno trasporti e meno chilometri, con conseguente abbassamento delle emissioni di CO2 legate alla logistica. Inoltre, stando a quanto rilevato sulle filiere corte dalla Commissione Europea (report 2013), sembra che i consumatori tendano ad attribuire un valore maggiore ai prodotti acquistati direttamente in azienda agricola: un comportamento che, se confermato, potrebbe avere risvolti positivi anche sul piano dello spreco alimentare. Un aspetto, quest’ultimo, favorito anche dal numero limitato di operazioni di smistamento e conservazione, che elimina almeno una parte del problema del cibo gettato lungo la catena di distribuzione.
Tuttavia – precisa la stessa Commissione Europea – è importante sottolineare che il beneficio ambientale derivato da questi prodotti dipende da filiere corte che sono allo stesso tempo a km 0, stagionali, basate su metodi di produzione ecocompatibili (come l’agricoltura biologica) e con un’impronta di carbonio ridotta su tutto il ciclo produttivo, non solo nei trasporti.
Promozione della biodiversità e del patrimonio gastronomico
Avvicinare produttori e consumatori può portare anche a una maggiore tutela della biodiversità e della varietà gastronomiche territoriali. Quando si conosce bene il patrimonio di tradizioni e prodotti tipici, infatti, si è più sensibili alle pratiche di conservazione e salvaguardia, comprese quelle che interessano la spesa alimentare.
Le filiere corte, ecologiche e locali incentivano inoltre il recupero delle specie autoctone e la loro diversificazione, nel rispetto delle peculiarità territoriali, con conseguenze positive sia sul piano ecologico che economico. La biodiversità, infatti, protegge naturalmente gli ecosistemi dagli stress ambientali, riducendo così la necessità di pesticidi e altre sostanze chimiche impiegate nella coltivazione.
Vantaggi per i consumatori nella scelta dei prodotti a km 0
Anche i consumatori possono trarre vantaggi dalla scelta di prodotti a km 0. Il primo riguarda proprio la loro freschezza, genuinità e gusto: spesso, infatti, questi alimenti seguono la stagionalità del momento, sono venduti poco tempo dopo la maturazione e conservano intatte le loro proprietà nutrizionali. Un altro elemento da considerare riguarda poi la tracciabilità: conoscere l’origine è, di solito, molto più facile rispetto ad altri prodotti, così come risalire alle informazioni circa metodi e tecniche produttive. La trasparenza genera fiducia e sicurezza in chi acquista, che tendenzialmente può contare anche su prezzi più convenienti perché alleggeriti dai passaggi di intermediazione.
Infine, comprare prodotti a km 0 favorisce una maggiore consapevolezza da parte del consumatore finale, che si trova a contatto diretto (o solo parzialmente mediato) con le realtà produttive e ne valorizza meglio il lavoro e le qualità.
Il futuro dei prodotti a km 0
Grande attenzione è riservata alle filiere corte e al loro sviluppo a livello europeo. Food 2030 (il documento dell’UE che riassume le politiche di ricerca e innovazione per la transizione verso sistemi alimentari sostenibili, sani e inclusivi, secondo i limiti del pianeta) attribuisce un alto valore educativo a questo modello. Il contatto diretto tra consumatori e produttori, infatti, agevola la food literacy – letteralmente, l’alfabetizzazione alimentare – nonché la consapevolezza sui metodi di produzione e sulla qualità del cibo.
La promozione di sistemi di vendita al dettaglio alternativi, come quella diretta in azienda all’interno di aree rurali o grazie a progetti di agricoltura urbana, è inoltre vista come strategia efficace per garantire l’accesso al cibo sano e prodotti freschi in tutte le località.
Più vicinanza si traduce, in sintesi, anche in maggiore partecipazione e responsabilizzazione, con effetti benefici sull’ambiente e chi lo abita. Per tutte queste ragioni, e alla luce dei vantaggi concreti offerti dai prodotti a km 0, tra gli obiettivi della politica dell’UE c’è proprio l’aumento di cibo locale per le filiere corte, nell'ottica di una migliore circolarità ed efficienza delle risorse.


