Una delle strategie più efficaci per ridurre lo spreco alimentare in casa è di acquistare solo ciò che si è sicuri di consumare entro la data di scadenza. Eppure le indicazioni riportate sulla confezione non sempre si equivalgono e i prodotti non sono tutti uguali: sappiamo, ad esempio, che ci sono cibi freschi che vanno mangiati prima e altri che durano più a lungo. Ma quali sono esattamente gli alimenti non deperibili e come fare per riconoscerli.
Differenza tra alimenti non deperibili e deperibili
Gli alimenti non deperibili sono quelli che scadono molto avanti nel tempo, dopo mesi o persino anni dal confezionamento. Questo però non li rende commestibili sempre e comunque ed è importante fare attenzione sia alle informazioni riportate in etichetta, sia alla loro conservazione.
La data di scadenza, un indicatore importante
Per distinguere gli alimenti deperibili da quelli non deperibili bisogna verificare la data di scadenza riportata sull’etichetta o sulla confezione, e la dicitura che la precede. La legislazione dell’Unione Europea prevede infatti due tipi di indicazione:
- “Da consumarsi entro”: significa che l’alimento non va consumato e venduto entro la data indicata perché oltre questo periodo rischia di deteriorarsi e possono formarsi muffe e batteri dannosi per la salute;
- “Da consumarsi preferibilmente entro”: indica il cosiddetto Termine minimo di conservazione (TMC), ovvero la data oltre la quale il prodotto inizia a perdere le sue qualità nutrizionali o organolettiche ma può comunque essere consumato senza particolari rischi per la salute. Questa è la dicitura che si trova più spesso sugli alimenti non deperibili. Tuttavia, è importante ricordare che, una volta aperti, vanno comunque consumati entro il limite di giorni previsto dall’etichetta. In altre parole: sono a lunga conservazione, ma non durano in eterno o in qualunque circostanza.
A proposito di conservazione, questo è un aspetto essenziale per garantire che anche i cibi non deperibili siano commestibili e sicuri.
La conservazione, un elemento chiave
Anche gli alimenti a lunga scadenza, se sottoposti a condizioni ambientali non idonee, possono andare a male prima del tempo. Ecco perché è importante provvedere a una corretta conservazione secondo le istruzioni indicate sul prodotto. In caso di dubbi – o se è passato molto tempo dal termine minimo – è essenziale osservarli, annusarli e assaggiarne una piccola porzione per verificarne le condizioni.
Quali sono gli alimenti non deperibili più comuni
Ci sono cibi, come le uova e il latte fresco, che hanno una scadenza prescritta per legge e che dunque non dipende da chi li produce. Per la maggior parte degli alimenti, però, è proprio il produttore a indicare la durata, che può essere espressa in giorno, mese e anno per quelli che durano meno di 3 mesi; mese e anno per quelli che superano i 3 mesi e fino a 18 mesi; solo anno per quelli che superano l’anno e mezzo. Tra questi, rientrano molti alimenti non deperibili, utili sia nel quotidiano che in situazioni di emergenza.
Pasta, riso, cereali e legumi secchi
Se conservati in confezioni chiuse e in un luogo fresco e asciutto, pasta, riso e gli altri cereali (come orzo e farro) secchi possono durare in dispensa molto a lungo. Questo perché contengono una percentuale di acqua bassissima che rende difficile lo sviluppo di microrganismi nocivi al loro interno. Una caratteristica comune anche ai cereali per la colazione e ai legumi secchi come lenticchie, ceci e fagioli.
Attenzione però ai cibi integrali come farine e loro derivati che, nonostante le loro qualità nutritive superiori, sono più facilmente deperibili.
Frutta e verdura essiccate
Per lo stesso principio, anche frutta e verdura essiccate sono meno esposte alla proliferazione di microrganismi dannosi. Il processo di disidratazione, infatti, elimina l’acqua e rende l’ambiente più ostile per funghi, batteri e muffe. Questo è vero anche per le carni essiccate, come la bresaola, che possono durare a lungo se sigillate e riposte in frigorifero.
Tonno, carne, verdura e frutta in scatola
Pesce, carne, frutta e verdura in scatola possono resistere per molto tempo senza deperire. Prima di essere confezionati, infatti, vengono sottoposti a un processo di sterilizzazione che abbatte la carica batterica. Inoltre, la chiusura ermetica della confezione evita nuove contaminazioni e contribuisce così alla loro durata prolungata. Ecco perché spesso prodotti di largo consumo come il tonno in scatola sono anche quelli meno deperibili e possono essere mangiati a distanza di mesi dalla data di scadenza.
Alimenti sott’olio e sott’aceto, conserve e marmellate
Olio e aceto fungono da protezione contro muffe e batteri: per questo verdure, pesce e altri alimenti sott’olio e sott’aceto tendono a durare a lungo, anche oltre il termine indicato. D’altra parte, però, una volta aperti è bene consumarli entro pochi giorni per evitare che l’olio irrancidisca. Lo stesso vale per le conserve, come quella di pomodoro, per le confetture e per le marmellate: anche se la scadenza è a lungo termine, dopo averle aperte è necessario conservarle in frigorifero e mangiarle nell’arco di qualche giorno, prima che si sviluppino muffe in superficie.
Sale, zucchero, miele, spezie e caffè
Il sale è un conservante naturale e può essere utilizzato quasi in eterno, purché sia stoccato nel modo corretto. Se riposto vicino ai fornelli o ad altre fonti di calore rischia infatti di assorbire umidità e danneggiarsi. Discorso analogo per lo zucchero solido: basta avere qualche accortezza circa la sua conservazione per evitare che si rovini. Anche le spezie sono commestibili quasi all’infinito se riposte in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce diretta del sole. In fase di acquisto, è meglio prediligere quelle intere che mantengono l’aroma per più tempo.
Il miele, prodotto dalle numerose proprietà benefiche per l’essere umano, ha anche la capacità di respingere i microrganismi: nel tempo può cambiare colore e consistenza, ma questo non è un segnale di allarme.
Infine, il caffè in polvere: le confezioni sono solitamente sottovuoto, quindi se il contenitore rimane chiuso e intatto, può essere consumato fino a un anno dopo la data di scadenza.
Olio e aceto
Luce, calore e aria sono nemici anche di olio e aceto che, viceversa, non temono il passare del tempo. L’aceto, in particolare, è frutto di un processo di fermentazione ad opera di batteri e microrganismi “buoni” che ne tengono lontani altri, per cui è molto difficile che irrancidisca. L’olio di oliva dura almeno 18 mesi dopo l’imbottigliamento, mentre gli altri oli vegetali (come quello di semi di girasole) possono andare persino oltre, soprattutto se conservati nelle latte metalliche che li riparano dalla luce diretta.
A questa lista di alimenti non deperibili si aggiungono inoltre i cibi surgelati: salvo alcune eccezioni legate soprattutto ai prodotti ittici, possono durare fino a 2 mesi oltre la scadenza.


Alimenti freschi e deperibili: quando vanno consumati?
Come abbiamo visto, la scadenza e il modo in cui è espressa (“da consumare entro” o “da consumare preferibilmente entro”) è già un’informazione importante per capire quanto tempo abbiamo a disposizione davvero per consumare un alimento senza correre rischi per la salute. Tuttavia, è bene sapere che i produttori tendono ad essere prudenti e quindi anche alcuni cibi deperibili possono sopravvivere oltre la data indicata – sempre a patto che siano stati conservati adeguatamente e che la confezione sia integra.
Ad esempio, lo yogurt può essere consumato anche 6-7 giorni dopo, se aspetto e sapore non risultano alterati, ma le sue proprietà nutrizionali saranno inferiori. Anche i formaggi stagionati e a pasta dura possono superare di un paio di giorni la data di scadenza rimuovendo l’eventuale muffa superficiale che si può essere creata. Durano due o tre giorni in più anche la carne (verificandone sempre prima odore e consistenza), ma attenzione a quella di pollo, alla carne macinata e alle salsicce, che tendono a deperire in fretta. Massimo qualche giorno anche per il consumo di pesce fresco, frutta e verdura fresche.
Meglio invece attenersi alla data riportata in etichetta per formaggi freschi, latte fresco e salumi affettati.




Come evitare lo spreco alimentare oltre la data di scadenza
La cottura è un ottimo modo per allungare la vita dei prodotti oltre la durata prevista, così come la refrigerazione. Un modo per evitare di gettare gli alimenti prossimi a scadenza, come frutta e verdura freschi (che vengono buttati nelle quantità maggiori rispetto a tutti gli altri), è proprio quello di cucinarli e congelarli. Nel farlo, è consigliabile suddividerli secondo le necessità e i consumi familiari: in generale, meglio fare più porzioni piccole piuttosto che un’unica grande, che rischia di generare spreco.
Anche il pane, che di solito dura qualche giorno se prodotto dal supermercato e poco più di 24 ore se di panificio, può essere affettato e congelato quando ancora buono per poter essere consumato all’occorrenza.
Infine, un trucco che riguarda le uova. Per capire se sono troppo vecchie o meno, basta immergerle in un bicchiere d’acqua: se galleggiano devono essere buttate perché significa che hanno incorporato aria al loro interno, se vanno a fondo invece sono ancora commestibili.



