Il cibo non è una merce, è un valore. Questo è il cibo secondo Coop. Buono, cioè di qualità, sano e controllato, etico, cioè rispettoso in tutti i sensi, sostenibile, cioè in sintonia con l’ambiente, conveniente, cioè accessibile a tutti e al giusto prezzo, vario, cioè capace di rispondere alle esigenze alimentari e ai gusti sempre nuovi delle persone, alle loro diverse sensibilità.
E il modo di Coop di concepire il rapporto col cibo passa anche dalla valorizzazione del territorio di cui un prodotto è espressione. Questo è il prodotto a marchio Coop che riassume in sé tutti questi valori, ma sono anche i prodotti nel nostro territorio, tipici e locali, simbolo delle tradizioni enogastronomiche delle comunità in cui Unicoop Etruria è presente. Il cibo secondo Coop, dicevamo, che ha incontrato da sempre il favore dei soci e di chi socio non è ma che sceglie i nostri negozi per mettere nel carrello cibo di qualità a un prezzo equo.
Questo è il presupposto delle scelte di Coop, non da ora. Ma ora e nei mesi a venire quest’impegno si rinnova, a cominciare dal seminario di luglio rivolto ai membri del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria che ha come elemento centrale il cibo e la filiera, in particolare di freschi e freschissimi, per valorizzare i prodotti e i produttori, dal primo all’ultimo anello della catena produttiva, e il legame di Unicoop Etruria con l’economia del territorio dove è presente.
Si riprendono così e si sviluppano i tanti spunti raccolti durante la Consulta nazionale delle Sezioni soci, di novembre scorso a San Vincenzo (LI), che aveva tra i suoi filoni tematici il cibo di oggi e di domani, per tradurli, di concerto con il Consiglio di Gestione della Cooperativa, in scelte strategiche. Tutto questo significa anche scoprire o riscoprire insieme le radici culturali del cibo, per sapere che cosa c’è “dietro” e “dentro” ogni prodotto che compone il variegato, ricco, mondo della cucina italiana. Sostenibile, capace di includere tutti, di tutelare la biodiversità e di ridurre gli sprechi. Per questo alla fine dello scorso anno l’Unesco l’ha inserita nella lista dei patrimoni culturali immateriali dell’umanità. Un riconoscimento per un intero sistema di cucinare inteso come “pratiche, ritualità, rispetto della stagionalità e trasmissione di saperi tra generazioni”.
Ebbene, a questa storia collettiva della cultura italiana del cibo si unisce la storia di Coop, che continua con il contributo di tutti: persone, comunità, paesi, produttori.
Simonetta Radi, presidente del Consiglio di Sorveglianza di Unicoop Etruria

